TRIBUNA ITALIANA (ARGENTINA)/ ASSENZE E SILENZI DELLA COMUNITÀ ITALIANA – di Marco Basti

BUENOS AIRES\ aise\ – “Comincerà sabato prossimo con l’inaugurazione di una mostra e domenica 2 giugno con la presentazione dell’opera di Leoncavallo “Pagliacci”, nell’ambito della tradizionale celebrazione della Festa della Repubblica, “Verano Italiano”, una grande rassegna culturale italiana che si svolgerà a Buenos Aires durante per oltre un mese, fino al 5 luglio. Il programma è organizzato insieme da Ambasciata, Consolato, IIC e dal ministero alla Cultura della Città di Buenos Aires e comprende oltre 40 proposte nei vari campi della cultura, molte delle quali gratuite”. Inizia così l’editoriale con cui Marco Basti questa settimana firma l’uscita di Tribuna Italiana, settimanale da lui diretto in Argentina.

“Da anni, l’Italia non era presente con una serie di eventi così numerosa, anche se non bisogna dimenticare che di recente non sono mancate grandi manifestazioni di altissimo livello, quali l’esposizione del Doriforo, prestato dal Museo Nazionale di Napoli, le mostre di Caravaggio e delle Meraviglie delle Marche, l’Orchestra del teatro alla Scala al teatro Colón e altre ancora.

“Estate Italiana” però contiene una ricca serie di proposte, la cui presentazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione della rappresentanza diplomatica italiana, del governo della città di Buenos Aires e di imprese e istituzioni varie. Non siamo ai fasti di “Italiana 86”, di “Italiana 92” o di “Italia y Argentina países en movimiento”, che si tenne nel 1999.

I tempi sono molto cambiati e oggi è molto difficile pensare a finanziamenti per grandi manifestazioni come quelle della fine del secolo scorso. Ma, questa serie di eventi è stata possibile grazie all’entusiasmo, l’impegno e al sostegno messo insieme dagli organizzatori e dovrebbe far parlare dell’Italia e della sua cultura, in una città che è abituata ad un’offerta culturale che ha pochi confronti al mondo, sia per numero che per qualità, come manifestano le migliaia di visitatori che ogni anno arrivano nella capitale argentina.

Quale futuro per il patrimonio storico della nostra collettività? Mentre sta per cominciare l’Estate Italiana a Buenos Aires, siamo ancora alle prese con la storia del monumento a Cristoforo Colombo, che il governo argentino vorrebbe spostare alla città di Mar del Plata.

Intanto la Ong “Salvemos las estatuas” annuncia che in questi giorni dovrebbe prendere una decisione il giudice davanti al quale è stato presentato un “amparo”, misura cautelativa chiesta per evitare che il monumento a Colombo sia spostato a Mar del Plata.

La presentazione davanti al giudice è stata fatta da un’altra Ong “Basta de demoler”, anch’essa impegnata nella salvaguardia del patrimonio (una analoga misura è stata chiesta dallo studio Ruffa-Campanella) e nell’imminenza della decisione del giudice, “Salvemos las estatuas”, si è rivolta anche alla comunità italiana e alle sue associazioni perché si presentino davanti al giudice come “amicus curiae”, per sostenere la richiesta presentata da “Basta de demoler”.

L’impegno di queste due Ong argentine dovrebbe farci riflettere perché dimostrano un grande amore, rispetto, apprezzamento, per opere fatte lungo i decenni dalla collettività italiana o comunque legate ad essa. E d’altra parte dimostra quanto la presenza italiana in questo Paese fa parte della storia argentina.

Inoltre, come abbiamo pubblicato la settimana scorsa, il Comites di La Plata ha scritto alle autorità provinciali di Buenos Aires e a quelle del Municipio di La Plata, chiedendo che venga risparmiato dall’abbattimento il palazzo “La Princesa”, come è conosciuta a La Plata l’antica sede della Società Italiana Unione e Fratellanza, prima associazione italiana fondata nella città, nel 1883, che sei anni dopo inaugurò la sua splendida sede, diventato uno dei palazzi emblematici del centro platense. Ora, però, rischia di scomparire, perché gli attuali proprietari l’hanno messo in vendita.

Sul palazzo sembra che ci sia un vincolo legale soltanto sulla facciata. Per cui si stanno mobilitando, oltre al Comites di La Plata, settori vari della società platense, che sono consapevoli dell’importanza storica dell’antica sede dell’Unione e Fratellanza.

Il monumento a Colombo, la sede della Società Unione e Fratellanza e l’Estate Italiana di Buenos Aires hanno qualcosa in comune: l’assenza di una presenza attiva della nostra comunità.

Per Colombo, non siamo andati molto oltre alla manifestazione di trecento persone, veramente poche se confrontate alle centinaia di associazioni italiane, agli oltre 200mila cittadini italiani iscritti all’Anagrafe consolare di Buenos Aires o ai milioni di argentini di origine italiana. La sede dell’Unione e Fratellanza è stata venduta da circa mezzo secolo e il suo valore storico e architettonico è difeso soprattutto da enti e persone che non sono legati alla nostra comunità. Il Comites di La Plata si è fatto portavoce degli allarmi lanciati da altri e la sua è solo una voce (anche se l’iniziativa è lodevole) fra tante.

Per l'”Estate Italiana a Buenos Aires” vanno registrate due assenze: da una parte manca qualsiasi presenza tra gli organizzatori, neanche come adesione, di enti o strutture di rappresentanza degli italiani di Buenos Aires. Dall’altra, quando si è parlato di Palazzo Italia è mancato un riferimento che ci sembra doveroso, a Felice Lora, l’emigrato che fece l’America in Argentina e il cui lascito negli anni ’20 del secolo scorso, fu alla base dell’attuale, ribattezzato “Palazzo Italia”, in precedenza sede del Consolato generale d’Italia in Buenos Aires.

Tante assenze, troppi silenzi per una comunità che per lunghi anni abbiamo considerato all’avanguardia, numerosa e attiva ma che oggi, alla prova dei fatti, non si dimostra all’altezza.

Le richieste sulle pensioni, le lotte sulla rappresentanza, la vita associativa all’interno di ogni singola società italiana, la promozione di opportunità di affari con l’Italia, sono attività giuste, valide e necessarie. Ma, se come comunità non riusciremo a riscoprire, a difendere e a diffondere le nostre radici, il nostro passato, a essere consapevoli della nostra identità, difficilmente potremo parlare di futuro”. (aise)

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