Quanto costa e risparmia la Farnesina

Quanto costa e risparmia la Farnesina

di Michele Valensise*09 maggio 2014

Qualche volta quel che si legge sembra davvero passare il segno. L’articolo del professor Perotti pubblicato sul Sole 24 Ore del 7 maggio “Gli ambasciatori e la spending review” fornisce diversi dati inesatti o palesemente strumentalizzati. Desidero fornire qualche precisazione anche per evitare che, più o meno volontariamente, si arrechi danno a un’intera Amministrazione e a una categoria di funzionari dello Stato oggi, ancor più che in passato, essenziali ai fini della promozione degli interessi politici, di sicurezza ed economici dell’Italia nel mondo.

L’articolo alterna in modo decisamente fuorviante riferimenti ad asseriti guadagni dei diplomatici all’estero e a Roma e trae conclusioni del tutto erronee perché basate su una comparazione tra dati non omogenei. L’affermazione che i diplomatici guadagnano in media 10.000 euro al mese è infondata. La cifra si riferisce alle sole posizioni apicali della Farnesina (14 persone su 901). Lo stipendio mensile medio netto dei diplomatici in servizio a Roma è pari a circa 4.750 Euro, che scende a 3.330 euro quando essi sono in servizio all’estero. Per coloro che si trovano all’estero allo stipendio, fortemente decurtato, si aggiunge un’indennità forfettaria, onnicomprensiva anche di voci di spesa personali e istituzionali che in altri Paesi sono invece pagate per intero dall’Amministrazione di appartenenza.

Tra queste l’alloggio (a eccezione dei capi missione che usufruiscono della residenza ufficiale), le scuole per i figli, i viaggi di congedo, le utenze della residenza, la benzina per i trasferimenti di servizio, in molti casi le spese mediche, ecc. Nel nostro sistema ciò avviene solo in minima parte e non corrisponde al vero che «il personale di servizio, il telefono, le multe, le piccole spese di manutenzione» siano direttamente a carico dell’Amministrazione. L’indennità di rappresentanza, il finanziamento cioè di attività di promozione del sistema Paese, è soggetta a puntuale rendicontazione e ad accurate verifiche ispettive. Anche in questo caso nel sistema italiano gli oneri di rappresentanza costituiscono una componente dell’indennità individuale, mentre in altri Paesi sono sostenuti direttamente dal bilancio dello Stato.

Siamo i primi a riconoscere che la procedura italiana per la retribuzione all’estero, ereditata dal passato e che pure ha comportato significativi risparmi nei costi di gestione, è oggettivamente complessa e richiede, nello stesso interesse del Ministero degli Esteri, una immediata revisione. L’Amministrazione sta lavorando a una serie di proposte ispirate ai modelli dei servizi diplomatici occidentali che distingue lo stipendio percepito dalle spese per il servizio all’estero.

Ci auguriamo vivamente che in questo modo non si confonda più il guadagno con il costo del personale. Questa riforma si inserisce in un contesto di scarse risorse che non permettono purtroppo alla nostra Amministrazione di adottare integralmente il ben più vantaggioso sistema vigente nei servizi diplomatici dell’Unione europea e dei nostri principali partner, perché troppo oneroso in termini di costi amministrativi e di spese accessorie. I tedeschi pagano direttamente ai dipendenti all’estero l’insegnamento delle lingue, i viaggi di sopralluogo prima del trasferimento per tutta la famiglia, addirittura il guardaroba idoneo al clima del Paese di destinazione, un’indennità di separazione e doppio alloggio nei casi in cui la famiglia debba vivere in Paesi diversi, un’indennità di arredamento, ecc.

Queste informazioni sul sistema tedesco risultano essere state fornite direttamente all’autore dell’articolo, che non ha ritenuto di commentarle o di riprenderle. Per dirla chiaramente: siamo più che interessati ad adottare il sistema tedesco o quello europeo da subito, ma non ci è consentito perché occorrerebbero maggiori risorse. È una soluzione che ci risparmierebbe accuse infondate.

Al di là dei metodi di calcolo delle percentuali, sui quali si può discutere, queste sono le cifre ufficiali dei bilanci di previsione 2013 delle diplomazie europee, depurati dall’aiuto pubblico allo sviluppo e per il Regno Unito dai costi delle agenzie esterne al Foreign Office che svolgono funzioni che sono, in Italia, di competenza della Farnesina: Italia 1.610 milioni di euro, Francia 2.826 milioni di euro, Germania 3.486 milioni di euro, Regno Unito 2.227 milioni di euro. Il lettore attento al peso della politica estera può valutare facilmente.

A seguito delle recenti norme approvate dal Parlamento, la Farnesina ha ridotto l’organico del personale diplomatico di 101 unità (da 1120 a 1019) e quello delle aree funzionali di 1.266 unità (da 4.506 a 3.240) e ha decretato la chiusura di 35 strutture tra ambasciate, uffici consolari e istituti di cultura. I diplomatici italiani effettivamente in servizio sono 901. Nel confronto europeo – dati 2013 – essi sono quindi rispettivamente circa la metà, un terzo e un quarto di quelli tedeschi (1.865), francesi (2.700) e inglesi (3.350), tutti con una rete estera di estensione analoga alla nostra.

Le proposte del Ministero degli Esteri presentate al Commissario Cottarelli prevedono per il 2014 solo tagli di bilancio e per gli anni successivi anche maggiori entrate dai servizi all’estero. I tagli vengono detratti direttamente dai capitoli. Si tratta di risparmi effettivi, contrariamente a quanto riportato. Dispiace inoltre il silenzio circa il taglio di ben 60 milioni (cioè un sesto dello stanziamento originario) al capitolo di bilancio del trattamento economico all’estero dal 2009 a oggi. Menzionare tale riduzione avrebbe invece consentito di contestualizzare l’affermazione attribuita a un funzionario della Farnesina circa l’esigenza di evitare ulteriori nuovi tagli.

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